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	<title>Colonie Olivetti 100 &#187; brusson</title>
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		<title>Soggiorno montano Olivetti di Brusson</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 19:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pat</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le colonie]]></category>
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Cenni storici e architettonici
Nel 1956 la Società Olivetti bandì un concorso per la progettazione e costruzione di una colonia montana estiva in Val d’Ayas, aperto a tutti gli architetti iscritti negli albi professionali di Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto.
Le caratteristiche specifiche per la colonia vennero formulate dai servizi sociali Olivetti sulla base delle esperienze didattiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm4.static.flickr.com/3284/2854343770_0c248b9814.jpg" alt="brusson" /><br />
<strong><br />
Cenni storici e architettonici</strong><br />
Nel 1956 la Società Olivetti bandì un concorso per la progettazione e costruzione di una colonia montana estiva in Val d’Ayas, aperto a tutti gli architetti iscritti negli albi professionali di Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto.<br />
Le caratteristiche specifiche per la colonia vennero formulate dai servizi sociali Olivetti sulla base delle esperienze didattiche formulate in oltre vent’anni. La formula doveva permettere l’alternarsi di occasioni di riunione, di gioco, di studio e raccoglimento nell’arco della giornata. A questo scopo si desiderava una costruzione basata su un nucleo centrale di servizi comuni, attorno al quale si articolassero unità più propriamente residenziali, autonome ma non totalmente svincolate. Le unità dovevano essere cinque: ciascuna dimensionata per trenta bambini per un massimo di 150 ospiti.<br />
L’area venne scelta presso il paese di Brusson, nella Valle d’Ayas a 1.300 mt. di altezza.<br />
Il concorso non ebbe un vero vincitore: venne stilata una sorta di classifica che andava dal secondo al quinto in graduatoria, senza però esplicitare un primo classificato.<br />
Seguì un concorso di secondo grado, questa volta per inviti. Per questa seconda tornata fu richiesto di presentare un progetto a Carlo Scarpa (che si presentò con Gilda D’Agaro), Giancarlo Pozzo, Giorgine Jolanda Wiskemann, Mario Righini e Carlo Mazzeri, oltre che ai primi quattro classificati del concorso precedente.<br />
Vennero ribadite le specifiche precedenti: un edificio adatto ad accogliere circa 150 bambini, attrezzato per lo studio, lo sport e lo svago.<img src="http://farm4.static.flickr.com/3046/2774920029_44d44e5296_m.jpg" alt="giorotondo" /> Il progetto vincitore fu quello di Claudio conte e Leonardo Fiori. I progettisti svolsero il tema con grande scrupolo e sensibilità nei confronti dell’ambiente naturale nel quale l’edificio doveva essere inserito. [...]</p>
<p>L’impianto compositivo si sviluppa su una traccia modulare. La struttura portante è in calcestruzzo armato. Buona parte dei procedimenti di costruzione si sono basati  su sistemi di montaggio a secco per permettere al cantiere di avanzare anche durante la stagione peggiore, per questa ragione i progettisti si sono rivolti alla produzione in serie di molte parti.<br />
I materiali sono stai influenzati dall’ambiente vallivo: la pietra per i muri al piano terra e il legno come materiale fondamentale per tutte le chiusure esterne. Le chiusure dotate di ampie vetrate sono raccordate con murature in granito al piano terra e in legno al primo piano.<br />
L’orditura delle facciate è costruita da elementi prefabbricati in rilievo che vogliono riprendere il motivo dei boschi circostanti.<br />
La prima immagine del complesso che si coglie giungendo dalla strada è quella del grande piazzale a sud, all’intorno del quale sono disposti i campi per i giochi all’aperto.<br />
Le costruzioni si sviluppano lungo tre assi ortogonali formando tre bracci di differenti dimensioni. Il corpo principale è sito in corrispondenza dell’asse maggiore, che segue la direzione del crinale in direzione nord sud, ed è posto in posizione dominante. All’estremità sud è localizzato il grande salone, adattabile sia a teatro che a palestra, dal quale si dipartono le cinque sezioni, che sfilano in direzione nord sfalsandosi ad ogni blocco per favorire l’irraggiamento solare.<br />
Le cinque sezioni corrispondono ad altrettante unità residenziali, ciascuna dimensionata per ospitare un gruppo di trenta bambini; ogni unità è distinta su due piani: al piano terreno è posto un ambiente di soggiorno – pranzo con una zona rialzata per la refezione e la parte in prossimità delle ampie finestre a veranda destinata per i giochi al coperto.<br />
Al piano primo, raggiungibile mediante una scala interna in ferro e pietra da ogni zona pranzo, trova spazio un zona notte, con i dormitori ed i servizi igienici (docce, lavabi, wc). Ogni dormitorio dispone di trenta posti con letti sistemati a gruppi di quattro  alcuni letti a castello.<img src="http://farm3.static.flickr.com/2157/2775764744_1831b7fd8e_m.jpg" alt="siesta" />Per ogni sezione sono previste stanze separate per le monitrici con i servizi igienici dedicati. Nel corpo di fabbrica a sud, disposto trasversalmente rispetto all’asse mediano, sono ricavati gli “atelier”, disposti a gradoni per le attività di laboratorio; ad essi si accede direttamente dall’esterno o da un corridoio seminterrato proveniente dallo scantinato della palestra. I servizi generali (cucina, lavanderia, dispense), l’alloggio del custode e le centrali tecnologiche sono localizzati invece nel corpo di fabbrica trasversale disposto a nord; gli alloggi per il personale sono invece disposti all’estremità est del complesso, al livello inferiore, con affaccio diretto verso il torrente che scorre ai piedi della montagna.<br />
La palestra è completamente apribile verso l’anfiteatro esterno, del quale costruisce la “quinta” di fondo, consentendone una utilizzazione completa, interno/esterno, senza soluzioni di continuità.<br />
L’area verde al contorno è divisa in tre zone: una più alta e pianeggiante a sud, per giochi e spettacoli all’aperto, la seconda rivolta a ovest, verso valle, sulla qual si affacciano le aree di soggiorno e gli atelier, terza sul fronte nord, attrezzata a parco giochi; sul versante est il bosco lambisce la costruzione, degradando sino al torrente.<br />
Sui prospetti del corpo servizi, al tono naturale del legno, sono accostati pannelli di un bel roso vivo, così da ottenere un piacevole contrasto cromatico con il verde circostante. Il rosso è spesso accostato da elementi neri, per riprendere i colori caratteristici dello stemma della Valle d’Aosta. L’arredamento interno riprende gli elementi tipici del luogo, con elementi in legno massello di abete. La copertura, sostenuta da capriate in calcestruzzo armato, è realizzata con lamiere grecate metalliche coibentate.</p>
<p>da Daniele Boltri, Giovanni Maggia, Enrico Papa, Pier Paride Vidari; <em>Architetture olivettiane a Ivrea</em>, 1998, Gamgemi Editore, pp. 277-280</p>
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