Olivetti: la fabbrica a misura di bambino
Una moderna fabbrica, centro di una grande organizzazione industriale, qual è l’Olivetti, non è soltanto un luogo di lavoro, una sede di produzione, ma si esprime anche quale ambiente sociale, cioè ambiente di convivenza e di relazione. Questa realtà si manifesta e trova la sua pertinente strumentazione in un complesso di previdenze e di prestazioni che sono il risultato di un’azione coerente, condotta da una generica opera iniziale fino alla istituzione di organici servizi sociali.
Il sistema di tali servizi (molti dei quali vengono attuati dall’azienda poiché l’organizzazione dello Stato, dei Comuni e degli altri enti pubblici è spesso carente e non adeguata alla realtà dei problemi industriali del nostro Paese) tende a dare ad ogni sua attività non il significato immediato di un beneficio o di un adeguamento del lavoratore alla fabbrica e al suo posto, bensì quello più completo di una integrazione capace di restituire all’uomo la sua responsabilità di scelta e di giudizio. Questo avviene anche perchè i servizi sociali vengono gestitiattraverso il Consiglio di Gestione, che costituisce nell’azienda un organismo statutariamente riconosciuto e che ha possibilità di azione autonoma, cui i lavoratori partecipano direttamente. [...]
Tutte le prestazioni dei servizi sociali hanno un carattere di diritto e vengono effettuate dai diversi istituti nel rispetto di quelle norme formulate con l’approvazione dei lavoratori: il diritto ai servizi sociali costituisce ormai un’effettiva caratterizzazione del contratto di lavoro Olivetti. I diversi istituti e servizi investono tutti i problemi sociali, di gruppo e individuali di maggiore interesse, da quello della maternità a quello dell’assistenza sociale, da quello dei trasporti a quello degli alloggi e delle mense. [...]
Nella evoluzione dei servizi sociali si possono ravvisare le linee di un’azione volta a rendere ancora più penetrante quel rapporto di solidarietà allorché la dimensione della fabbrica, negli anni della sua fondazione e immediatamente successivi, consentiva la possibilità di una integrazione e di un contatto diretto fra tutti i suoi componenti. Con l’espandersi dell’impresa e l’inevitabile esaurirsi del rapporto diretto fra i lavoratori e fra questi e la Direzione, la possibilità di mantenere operanti ed attivi tutti i vari rapporti venne assunta soprattutto dai servizi sociali. [...]
Le fabbriche Olivetti hanno sempre un particolare rapporto con l’ambiente che le circonda; hanno cioè una destinazione territoriale che le impegna quali elementi stimolatori di tutta la vita locale. La fabbrica ha la preoccupazione costante di contribuire all’equilibrio economico, sociale, culturale ed urbanistico della zona in cui opera e cerca di favorire la stabilità di questo equilibrio con tutte le sue manifestazioni, intervenendo anche con il suo patrimonio di uomini e di mezzi a fianco di tutti gli enti pubblici e privati di interesse collettivo. Questa politica verso l’ambiente, che non è soltanto una politica di pubbliche relazioni giacché assolve ad un impegno preciso che la fabbrica sente verso il territorio che le dè vita, si attua sul piano di tanti, liberi rapporti. La forza dell’Azienda non intende mai sostituirsi agli organismi ed istituti locali, ma cerca di potenziare l’attività, svolgendo a loro favore un’opera di promozione culturale e di consulenza tecnica.
È chiaro quindi che l’Azienda per poter raggiungere questi scopi debba trovare, prima di tutto nel suo interno, la possibilità di una cultura unitaria. Ed a questa ricerca tendono proprio gli strumenti del servizio sociale; gli stessi strumenti che si rivolgono poi anche verso l’ambiente, affrontando i temi dell’organizzazione e dello sviluppo.
da Servizi ed assistenza sociale di fabbrica, a cura della Direzione dei Servizi Sociali e della Direzione Pubblicità e Stampa della Società Olivetti, Gennaio 1963, pp 11-18